Veleno

Un film di Diego Olivares. Durata 101 minuti.

Cosimo e Rosaria lottano ogni giorno per tenere la loro fattoria e il loro allevamento di bufale al riparo dal progressivo avvelenamento delle terre del casertano ad opera di chi continua a sotterrare in quelle terre rifiuti tossici. La loro piccola impresa agricola è in comproprietà con Ezio, il fratello di Cosimo, e sua moglie Adele, genitori di tre bambini piccoli.

Ma i responsabili dello “smaltimento rifiuti” fanno pressioni per impossessarsi di quell’appezzato che confina con le loro discariche abusive impedendone l’ampliamento attraverso un sordido avvocato, Rino Caradonna, che aspira anche a diventare sindaco del paese. Ed Ezio e Adele sembrano inclini a cedere a quelle pressioni insistenti.

Le interazioni fra i personaggi sono credibili, soprattutto quella fra un’inedita Luisa Ranieri e il sempre affidabile Massimiliano Gallo nei panni di Rosaria e Cosimo (la cui chimica di coppia funziona a meraviglia), e un cast di attori campani di qualità, fra cui spiccano Salvatore Esposito nei panni di Caradonna e Miriam Candurro in quelli di Adele, fa sì che il tono del racconto, seppure (volutamente?) monocorde, risulti convincente.

Il problema semmai è che la storia è così uniformemente (melo)drammatica non dà tregua allo spettatore. È evidente il tentativo di mettere il pubblico nello stesso “imbuto” in cui si trovano molte famiglie contadine del casertano, strette fra la miseria e la camorra, ma filmicamente una mano occasionalmente più leggera e qualche attimo di tregua avrebbero giovato al risultato finale. Il personaggio più interessante resta Caradonna, a sua volta stritolato fra le pressioni della malavita e le proprie ambizioni di riforma, fra il desiderio di ripulirsi la coscienza e le lusinghe del denaro e del potere. E il vero protagonista della storia è quel veleno che permea non solo il terreno ma anche le vite di chi, volente o nolente, in quel terreno è nato e cresciuto. Un veleno che prima o poi intossica anche chi ne fa uno strumento di sopraffazione e una fonte di guadagno.